Pubblicato il 15/03/2018

In viaggio dal Papa

E’ con grande trepidazione che sabato 3 marzo siamo stati accolti nella Aula Paolo sesto presso il Vaticano per incontrare Papa Francesco. Sul pulmann che ci ha condotto   nella capitale  si respirava il desiderio dell’incontro e del ritrovarci in tanti , eravamo più di 6500 ad ascoltare un uomo, un Papa, che crede intensamente  nel valore della nostra professione. L’attesa  e la fatica del viaggio sono state ampiamente ripagate. La nostra Presidente Nazionale Barbara Mangiacavalli ha esordito nel suo saluto  ricordando che Siamo persone che si prendono cura di altre persone, nel naturale cammino umano durante il tempo della sofferenza , della malattia e del morire e della morte. Siamo persone, che hanno scelto di dedicare la propria vita personale e professionale, posando lo sguardo sull’altro, andando verso l’altro, verso il più fragile con attenzione e cura e quella tenerezza di cui più volte , Lei ha trattato. Accolto da un grandissimo applauso  Papa Francesco   si è rivolto a ciascuno di noi presente in Sala  ricordando come l’infermiere costituisca il crocevia di mille relazioni che richiedono attenzione, competenza e conforto . Promuovere la salute, prevenire la malattia, ristabilire la salute e alleviare la sofferenza - ha ricordato Papa Francesco  - richiedono elevata professionalità, specializzazione e aggiornamento. La preziosità del lavoro degli infermieri si manifesta in una sintesi di capacità tecniche e sensibilità umane. Prendersi cura di donne e uomini, di bambini e anziani in ogni fase della loro vita esige un impegno declinato in un continuo ascolto e davanti   alla singolarità di ogni situazione non è mai abbastanza seguire un protocollo, è  necessario uno sforzo di discernimento, di attenzione alla singola persona:  Tutto questo fa della vostra professione una vera e propria missione, e di voi degli ‘esperti in umanità’, chiamati ad assolvere un compito insostituibile di umanizzazione in una società distratta, che troppo spesso lascia ai margini le persone più deboli, interessandosi solo di chi vale, o risponde a criteri di efficienza o di guadagno. Papa Francesco ci esorta inoltre a riconoscere i giusti limiti della tecnica, a porre attenzione al desiderio, talora inespresso, di spiritualità e di assistenza religiosa. La chiave per capire l’ammalato  è la tenerezza, una medicina preziosa per la sua guarigione. E la tenerezza passa dal cuore alle mani, passa attraverso un toccare le ferite pieno di rispetto e di amore. Papa Francesco si è congedato attraverso il racconto di un annedoto personale che abbiamo salutato con un grande applauso :E con il vostro permesso, io vorrei rendere omaggio a un’infermiera che mi ha salvato la vita. Era un’infermiera suora: una suora italiana, domenicana, che è stata inviata in Grecia come professoressa, molto colta... Ma sempre come infermiera poi è arrivata in Argentina. E quando io, a vent’anni, ero in punto di morte, è stata lei a dire ai dottori, anche discutendo con loro: “No, questo non va, bisogna dare di più”. E grazie a quelle cose, io sono sopravvissuto. La ringrazio tanto! La ringrazio. E vorrei nominarla qui, davanti a voi: suor Cornelia Caraglio. Una brava donna, anche coraggiosa, al punto da discutere con i medici. Umile, ma sicura di quello che faceva. E tante vite, tante vite si salvano grazie a voi! Perché state tutto il giorno lì, e vedete cosa accade al malato. Grazie di tutto questo!

Abbiamo intrapreso la via del ritorno con il cuore carico di gioia e riconoscenza per il bene ricevuto dall’incontro e per  l’entusiasmo respirato   dell’esserci stati in tanti , grazie a tutto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Piacenza, alla Presidente in particolare  per aver organizzato con cura il viaggio   e se il bene è contagioso  ciascuno ha ora il compito e la responsabilità di    testimoniare nella quotidiantà  con le persone che assisteremo quanto ci è stato donato.

Giuliana Masera

Download    Il saluto della Presidente Fnopi al Papa.pdf