Pubblicato il 23/05/2018

BEATIFICAZIONE DI SUOR LEONELLA SGORBATI

PROFILO BIOGRAFICO SERVA DI DIO LEONELLA SGORBATI

Suor Leonella nacque il 9 dicembre 1940 a Rezzanello di Gazzola (PC), ultima di tre figli. All’anagrafe civile venne registrata con il nome di Rosa Sgorbati. Fu battezzata a Rezzanello, nella parrocchia di San Savino di Gazzola, lo stesso giorno della nascita. Rosetta frequentò la scuola materna e in seguito la scuola elementare dalle Suore Orsoline residenti, in quel tempo, a Rezzanello.

Il 22 novembre 1965 emise la prima professione religiosa. In seguito fu destinata in Inghilterra per intraprendere gli studi infermieristici e lì si formò a una vita fraterna fatta di consacrazione, impegno e donazione. Nel 1970, conclusi gli studi, fu inviata in Kenya e il 19 novembre del 1972 emise la professione perpetua.

Tra le attività delle missionarie in Kenya vi era il lavoro negli ospedali, con annessa scuola per infermiere. Suor Leonella si dedicò alla scuola con passione missionaria e donava alle giovani una formazione integrale e qualificata: «Voglio che diventiate infermiere della Consolata», diceva loro. Nel 1993 Suor Leonella fu scelta dalle sorelle del Kenya per guidare la Regione, come superiora, per due periodi consecutivi.

La presenza delle Missionarie della Consolata in Somalia risaliva ai tempi del Fondatore nel 1925. La missione sorse in epoca coloniale ma in seguito il Paese si rese indipendente e nel 1970 statalizzò molte strutture. Poi iniziò la guerra civile. Le sorelle vissero un esodo forzato all'inizio nel 1991. Un piccolo gruppo, però rimase, lavorando come volontarie nell'ospedale S.O.S., Kinderdorf International. Il S.O.S. volendo progettare una scuola per infermieri coinvolse le Missionarie della Consolata sia nella partecipazione che nella realizzazione del progetto chiamato Somali Registred Community Nursing. Suor Leonella si rese disponibile all’attuazione del progetto pur sapendo che le sfide erano tante e i pericoli erano molteplici, a causa della crescente pressione del fondamentalismo islamico nei confronti dei cristiani. Inoltre era necessario dimostrare che le nozioni scientifiche che lei comunicava ai giovani non erano contro il Corano; che lei non faceva proselitismo, ma che, al contrario, rispettava e valorizzava il dialogo interreligioso. Eppure c’era chi non credeva e pensava che Suor Leonella usasse la scuola per convincere i giovani e farsi cristiani.

Nel giorno della consegna dei diplomi di infermieri al primo gruppo di studenti, si preparò una grande festa. Per solennizzare l’evento gli studenti indossarono “la toga”. Questo fatto destò stupore e si iniziò a dire che la Suora facendo cristiani i giovani studenti. I più radicali, vedendo i ragazzi con le toghe dicevano che suor Leonella li aveva già vestiti da Padri e così determinarono di eliminarla. Il 17 settembre, alla fine delle lezioni, Suor Leonella uscì dalla scuola e si avviò verso casa. Giunta al cancello, dove stava per attraversare la strada che la separava dall’abitazione delle suore, si udì uno sparo: sette proiettili la raggiunsero. La Sorella tentò di ritornare verso l’ospedale, ma fu colpita di nuovo, le forze la abbandonarono e si accasciò sulla strada. La gente che si trovava sul luogo la prese e la portò all’interno. Le sorelle, informate dell’accaduto, la raggiunsero. In quel momento, testimonia Sr. Marzia Feurra: “Mi è venuto in mente ciò che mi aveva confidato qualche giorno prima: ‘La mia vita l’ho donata al Signore e Lui può fare di me ciò che vuole, per questo non temo, mi affido a Lui’ ”. Suor Leonella era stesa su un lettuccio, molto sofferente e con troppo poco ossigeno per i suoi polmoni crivellati. Suor Gianna Irene Peano ricorda: “Non c'era segno di paura o di tensione sul suo volto ma solo una grande pace. Si percepiva che voleva dire una cosa importante, che le stava a cuore, e con un fil di voce disse: “Perdono, perdono, perdono”.

“Artigiana di pace”, aveva definito suor Leonella il papa emerito Benedetto XVI pochi giorni dopo la sua uccisione. 
Nel tentativo di difenderla, ha trovato la morte anche la guardia del corpo, Mohamed Mahamud, papà di quattro bambini. Il sangue di una suora italiana e quello di un padre di famiglia musulmano mescolati insieme, vittime entrambi di un cieco fanatismo. 

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